Prevenzione della tortura in Marocco 2026
Un incontro dedicato alla prevenzione della tortura al Salone del Libro di Rabat
Durante il Salone Internazionale del Libro di Rabat, il Consiglio Nazionale per i Diritti Umani del Marocco ha presentato la propria esperienza nella prevenzione della tortura. L'evento ha offerto una panoramica approfondita dei rapporti annuali della Meccanismo Nazionale di Prevenzione (MNP) e delle iniziative volte a umanizzare gli spazi di privazione della libertà.
Amina Bouayach, presidente del Consiglio, ha sottolineato come il pensiero internazionale sui diritti umani abbia portato a comprendere che la prevenzione è la via migliore per combattere la tortura, andando oltre la semplice repressione. Ha ricordato l'adozione nel 2002 del Protocollo Opzionale che istituisce un meccanismo di prevenzione basato su visite regolari e inaspettate e il dialogo con le autorità competenti. Questo protocollo è entrato in vigore nel 2006 e il Marocco lo ha ratificato nel 2014, integrandolo nel quadro del Consiglio Nazionale per i Diritti Umani.
Collaborazioni e risultati concreti nella lotta alla tortura
Il Consiglio ha collaborato con diverse istituzioni, tra cui la Direzione Generale della Sicurezza Nazionale e la Gendarmeria Reale, per facilitare le visite e implementare raccomandazioni volte a migliorare le condizioni di detenzione, come il sistema alimentare per i detenuti in custodia cautelare. Inoltre, il coinvolgimento della magistratura si è concretizzato con corsi di formazione e la creazione di guide per la consulenza medica ai detenuti, nonché procedure per il monitoraggio delle denunce e la gestione delle indagini medico-legali.
Mohamed Benajiba, coordinatore del Meccanismo Nazionale di Prevenzione, ha illustrato i risultati di cinque anni di monitoraggio e istituzionalizzazione della prevenzione, definendoli una memoria dei diritti umani che traccia una roadmap per la riforma strutturale dei luoghi di detenzione. Le visite effettuate riguardano carceri, centri di custodia della polizia e della gendarmeria, centri di protezione dell'infanzia, tribunali, ospedali psichiatrici e case di riposo in tutto il paese.
Benajiba ha evidenziato che le raccomandazioni contenute nei rapporti, oltre 300, sono il frutto di visite regolari, interviste, esami di documenti e osservazioni dirette, volte a migliorare il trattamento dei detenuti e a promuovere le migliori pratiche. Ha inoltre precisato che il meccanismo ha natura preventiva e non si occupa di gestire singoli reclami.
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