Risorse idriche bacino Sebou agricoltura 2026
Un'analisi approfondita sull'uso dell'acqua nel bacino di Sebou
Uno studio scientifico recente ha evidenziato come l'uso agricolo rappresenti circa il 95% delle risorse idriche totali del bacino idrico di Sebou, situato in Marocco. La ricerca, condotta tra il 2022 e il 2024 e focalizzata sulle comunità rurali della zona, ha messo in luce la forte pressione esercitata dall'agricoltura sulle risorse d'acqua disponibili, sottolineando un significativo rischio di sfruttamento eccessivo.
Lo studio, intitolato "Valutazione della situazione idrica nelle comunità rurali del bacino di Sebou con l'applicazione del principio delle acque virtuali nel settore agricolo", è stato realizzato dal ricercatore Younes El Haimer, del Laboratorio Ambiente, Società e Territori dell'Università Ibn Tofail di Kenitra. I risultati indicano che l'uso domestico consuma solo il 5% delle risorse idriche, mentre non sono stati rilevati consumi significativi da parte dei settori industriale, commerciale o turistico nelle comunità analizzate.
Importanza delle falde acquifere e consumo idrico delle colture
Le acque sotterranee del bacino di Sebou rappresentano circa il 20% delle risorse idriche nazionali, con una capacità stimata di circa 900 milioni di metri cubi. Queste falde, note come "falde di Ouest" e "falde di Maamora", costituiscono la principale fonte di approvvigionamento idrico sia per usi domestici che agricoli nelle aree rurali.
Lo studio ha inoltre evidenziato che il 44% delle aziende agricole dispone di tre pozzi, mentre il 9% ne possiede due e il 7% uno solo, a indicare una forte dipendenza dalle acque sotterranee per l'irrigazione. Tra le colture maggiormente idroesigenti spiccano il girasole, con un consumo di 1071 metri cubi d'acqua per tonnellata prodotta, il mais con 1222 metri cubi per tonnellata e i cereali autunnali con circa 571,5 metri cubi per tonnellata. Tuttavia, la coltivazione dei cereali si basa prevalentemente sulle piogge, rientrando quindi nell'ambito dell'agricoltura pluviale.
Il concetto di "acqua virtuale", applicato nello studio, permette di quantificare il volume d'acqua necessario per produrre beni agricoli fino al loro consumo finale. Ad esempio, per produrre un chilogrammo di grano sono necessari circa 1000 litri d'acqua, evidenziando l'importanza di una gestione sostenibile delle risorse idriche nel settore agricolo.
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