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2026-05-26 03:59 · Viste: 22

Pesca Marocco esaurimento risorse esportazioni 2026

Riassunto veloce
Una crisi imminente per la pesca marocchinaIl Marocco, noto come il primo esportatore africano di prodotti ittici, si trova ad affrontare una crisi senza precedenti nel settore della pesca marittima. Secondo informazioni…
Pesca Marocco esaurimento risorse esportazioni 2026

Una crisi imminente per la pesca marocchina

Il Marocco, noto come il primo esportatore africano di prodotti ittici, si trova ad affrontare una crisi senza precedenti nel settore della pesca marittima. Secondo informazioni provenienti da Bladi.net, un recente rapporto ha evidenziato un esaurimento critico delle scorte di pesce, che mette a rischio la sopravvivenza di quella che viene definita "l’oro blu" del paese. Diverse specie di alto valore commerciale sono pescate ben oltre la soglia di rigenerazione, con conseguenze allarmanti sia nel Mediterraneo che lungo le coste atlantiche.

In particolare, la biomassa della gamberetto rosa nel Mediterraneo è crollata al 23% del suo livello ottimale, mentre la sogliola rossa si mantiene solo al 35%. Anche le acque atlantiche non sono risparmiate dalla sovrapesca, con un drastico declino delle popolazioni di orata rosa, corvina, sardina e merluzzo bianco. Nonostante l’introduzione di quote rigorose e periodi di riposo biologico per il polpo, la pressione rimane elevata a causa di numerose infrazioni.

Impatto economico e ambientale

Questa fragilità ambientale si contrappone ai dati di un’industria che contribuisce per il 2% al PIL nazionale. Nel 2024, il Marocco ha esportato 1,42 milioni di tonnellate di prodotti ittici per un valore di 16,3 miliardi di dirham, posizionandosi al tredicesimo posto mondiale e garantendo oltre 250.000 posti di lavoro. Tuttavia, dietro questi numeri si nasconde un enorme spreco: nel Mediterraneo, il 22,8% delle catture viene rigettato in mare, mentre una parte significativa del pescato – oltre 140.000 tonnellate valutate 225 milioni di dollari nel 2023 – viene trasformata in farina o olio di pesce, a discapito della sicurezza alimentare della popolazione.

Il Consiglio economico, sociale e ambientale (CESE) attribuisce questa situazione a molteplici fattori combinati, tra cui pesca non regolamentata, cattura di esemplari giovani, uso di reti distruttive e urbanizzazione delle zone costiere. Nelle regioni meridionali, si stima che circa mille imbarcazioni utilizzino pratiche illegali. L’aggravarsi degli effetti del cambiamento climatico e del riscaldamento delle acque marine richiede un cambiamento radicale nelle politiche pubbliche, che dovrebbero abbandonare l’approccio basato esclusivamente sui volumi di produzione e sulle esportazioni, per adottare una strategia ecologica globale che tuteli la biodiversità marina.

Articolo scritto da Abdul
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