Latifa Ahrar spettacolo lockdown Salone Libro Rabat 2026
Un progetto teatrale nato dall’esperienza della pandemia
La celebre attrice e regista marocchina Latifa Ahrar ha presentato venerdì scorso al Salone Internazionale dell’Editoria e del Libro di Rabat il suo nuovo spettacolo teatrale intitolato “Al Rais Covidouns”. L’opera, da lei scritta, diretta e interpretata, nasce dall’esperienza vissuta durante il lockdown imposto dalla pandemia di Covid-19, che ha segnato profondamente la vita di tutti. Lo spettacolo è stato già portato in tournée in numerosi teatri e spazi culturali in diverse città del Marocco.
Secondo quanto riportato da Hespress, Latifa Ahrar ha descritto il suo lavoro come una sorta di “documento” artistico che riflette sul periodo dell’epidemia. L’artista ha sottolineato come le epidemie siano momenti ricorrenti nella storia dell’umanità, ma che l’arte rappresenta la capacità dell’essere umano di combattere la paura, la tristezza e l’incertezza, offrendo speranza e forza per andare avanti.
Il teatro come testimonianza storica e momento di condivisione
Durante l’incontro organizzato dall’Istituto Superiore di Arte Drammatica e Animazione Culturale (ISADAC), Latifa Ahrar ha evidenziato il ruolo storico del teatro, definendolo una “testimonianza” che, come i libri e l’architettura, contribuisce a documentare le vicende umane. Tuttavia, ha precisato che il lavoro artistico non è equiparabile a un reportage giornalistico, poiché il teatro interpreta e trasforma la realtà in un’esperienza emotiva e creativa.
L’attrice ha ricordato come durante il lockdown tutti abbiano vissuto una doppia solitudine: quella collettiva dovuta alle restrizioni e quella personale, fatta di riflessioni intime. Ha raccontato di come il pubblico marocchino fosse abituato a seguire quotidianamente le comunicazioni ufficiali sulle evoluzioni della pandemia, in particolare le conferenze del direttore della Direzione Epidemiologica del Ministero della Salute.
Il processo creativo dello spettacolo è nato proprio da questa esperienza condivisa di isolamento e attesa. Latifa Ahrar, insieme a colleghe provenienti da diversi paesi come Sudafrica, Russia, Tunisia e Libano, ha lavorato in un laboratorio teatrale che ha dato vita a un testo che si è sviluppato attraverso la pratica scenica, anziché seguire il tradizionale percorso di scrittura prima e messa in scena poi.
La musica, elemento fondamentale dello spettacolo, è stata realizzata con strumenti naturali e senza l’uso di apparecchiature elettroniche, per richiamare il legame con la natura che è emerso durante il periodo di isolamento. L’obiettivo era quello di restituire al pubblico un’esperienza artistica autentica e coinvolgente, capace di far rivivere quel momento storico senza cadere nella ripetizione noiosa di fatti noti.
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