Musica marocchina tra fascino e coscienza collettiva
Prima ancora che la storia del Marocco contemporaneo venisse fissata nei libri, la canzone aveva già iniziato a raccontarla. È questa l’idea centrale di una riflessione pubblicata da Hespress, che ripercorre il passaggio simbolico da Hussein Slaoui ai Nass El Ghiwane come due momenti chiave della cultura marocchina: il primo legato allo stupore davanti alla modernità, il secondo alla nascita di una voce collettiva e consapevole.
Hussein Slaoui e l’incanto ambiguo della modernità
Nel testo, la celebre canzone “Mariikan” viene letta come molto più di un semplice omaggio a un luogo lontano. L’America, in questa chiave, non è solo una geografia: è il simbolo di un desiderio di cambiamento, di uscita dalla routine, di attrazione verso un mondo percepito come nuovo e seducente. Ma l’ammirazione non è mai totale. Slaoui osserva la modernità con ironia e distanza, come se volesse mostrare che ogni promessa di progresso porta con sé anche il rischio dello smarrimento.
La forza dell’opera sta proprio in questa ambivalenza. La canzone non celebra in modo ingenuo il nuovo, né lo respinge. Piuttosto, mette in scena un Paese che si guarda allo specchio mentre cambia: nei vestiti, nel linguaggio, nei consumi, nei gesti quotidiani. Oggetti come gomme da masticare, sigarette, rum, dollari e formule straniere diventano segnali di una trasformazione profonda, che riguarda non solo l’apparenza ma anche il modo in cui una società immagina se stessa.
Nass El Ghiwane e la voce della coscienza collettiva
Se Slaoui rappresenta il momento dell’attrazione verso il nuovo, i Nass El Ghiwane incarnano una fase diversa: quella in cui la musica diventa coscienza sociale. Il gruppo, nato negli anni Settanta, viene descritto come una scossa emotiva e culturale capace di dare voce a un sentimento diffuso di inquietudine, dolore e ricerca di senso. Non si tratta più soltanto di cantare la realtà, ma di attraversarla insieme al pubblico, trasformando il palco in uno spazio di riconoscimento collettivo.
Secondo questa lettura, il valore dei Nass El Ghiwane non risiede nella spettacolarità, ma nella sincerità. Le loro canzoni parlano una lingua popolare che non semplifica la complessità del vissuto marocchino: la tradizione, la frustrazione sociale, il bisogno di dignità, la tensione tra memoria e cambiamento. In questo senso, il gruppo ha contribuito a spostare la musica marocchina da un piano puramente estetico a uno più profondo, dove il canto diventa interrogazione sul presente.
Un filo comune: la musica come specchio del Paese
Tra “Mariikan” e i Nass El Ghiwane esiste quindi un filo comune: entrambi raccontano il Marocco mentre si trasforma. Nel primo caso, la modernità appare come una promessa affascinante ma ambigua; nel secondo, la società prende coscienza delle proprie ferite e delle proprie domande. In entrambi i casi, la musica anticipa o accompagna ciò che la cronaca e la storiografia avrebbero poi descritto con altri strumenti.
La riflessione proposta da Hespress suggerisce che la grandezza di queste opere sta nella loro capacità di restare vive. Non sono soltanto testimonianze di un’epoca, ma chiavi per leggere ancora oggi il rapporto tra identità marocchina, cambiamento sociale e immaginario collettivo. È per questo che continuano a parlare anche alle nuove generazioni, dentro e fuori dal Marocco.
Impatto per i marocchini in Italia
Per i marocchini in Italia, questo patrimonio musicale resta un ponte forte con le radici e con la memoria familiare. Riascoltare questi brani significa ritrovare una parte della storia culturale del Marocco e capire meglio come il Paese abbia affrontato modernità, migrazione e identità.
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