Politiche migratorie UE e Marocco 2026: rischi e partnership
Un nuovo regolamento europeo sulle migrazioni e le preoccupazioni marocchine
Il Parlamento europeo ha recentemente approvato una nuova normativa che consente il rimpatrio dei migranti nei loro paesi di origine con regole più severe per coloro che hanno ricevuto un diniego alla richiesta di asilo. Questa misura ha suscitato critiche da parte di esperti marocchini, che denunciano un possibile impatto negativo sui diritti umani e sulle garanzie internazionali a tutela dei richiedenti asilo. Secondo informazioni provenienti da Hespress, il timore principale riguarda la possibilità che il Marocco venga inserito tra i paesi con cui l'Unione Europea stipulerà accordi per istituire "centri di rimpatrio" al di fuori dei confini europei, dove i migranti potrebbero essere trattenuti in attesa del rimpatrio.
Questa tendenza riflette una volontà europea di esternalizzare la gestione dei flussi migratori ai paesi limitrofi, sollevando questioni rilevanti sulle conseguenze politiche e sui rischi per i diritti umani nei paesi coinvolti.
Il punto di vista degli esperti marocchini e le implicazioni per il Marocco
Il ricercatore universitario Abdelkarim Belkandouz ha espresso una netta opposizione a un ruolo del Marocco come piattaforma per il rimpatrio dei migranti rifiutati, definendolo incompatibile con i diritti umani e con la nuova politica migratoria marocchina. Belkandouz sottolinea inoltre che il Marocco, in quanto attore di primo piano nell'ambito africano sulle questioni migratorie, non può adottare politiche che contraddicono tale posizione.
Il ricercatore evidenzia anche come esistano già forme di cooperazione tra il Marocco e l'UE, in particolare con l'Agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, ma ribadisce che tali collaborazioni devono rispettare i diritti fondamentali dei migranti. Da tempo l'UE cerca di negoziare con il Marocco un accordo di riammissione che includa non solo cittadini marocchini ma anche stranieri transitati sul territorio marocchino. Tuttavia, il Marocco mantiene una posizione chiara: accetta di riprendere solo i propri cittadini, garantendo il rispetto dei loro diritti, ma rifiuta di farsi carico degli stranieri, soprattutto provenienti dall'Africa subsahariana, per ragioni pratiche e politiche.
Un altro esperto, Khalid Mouna, ha ricordato che la creazione di centri di accoglienza per richiedenti asilo al di fuori dei confini europei non è una novità, essendo già stata sperimentata da alcuni paesi europei, tra cui l'Italia. Tuttavia, questo modello presenta complessità legali, politiche e di diritti umani che ne mettono in discussione la sostenibilità. Mouna ha escluso che il Marocco possa assumere un ruolo di questo tipo, a causa delle difficoltà interne nella gestione della migrazione e della volontà di mantenere un rapporto paritario con l'UE, evitando di essere percepito come un semplice "guardiano" delle frontiere europee.
Secondo Mouna, accettare tale incarico esporrebbe il Marocco a critiche crescenti e potrebbe compromettere la sua immagine internazionale, oltre a generare tensioni con altri paesi africani. Il ricercatore conclude sottolineando che la priorità per il Marocco deve essere il miglioramento della propria politica migratoria nazionale, salvaguardando al contempo i propri interessi strategici e l'equilibrio interno nelle future trattative con l'Europa.
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