Regolamentazione social media minori Marocco 2026
Un dibattito globale con riflessi in Marocco
Il dibattito sulla protezione di bambini e adolescenti dagli effetti negativi dei social media si sta intensificando a livello mondiale, con diversi Paesi che hanno adottato misure più restrittive o innalzato l'età minima per l'accesso a queste piattaforme. In questo contesto, anche il Marocco si interroga sulla possibilità di adottare provvedimenti simili, considerando le implicazioni per le famiglie, la società e le nuove generazioni.
Secondo quanto riportato da Hespress, esperti e operatori concordano sul fatto che la discussione sull'uso futuro dei social media da parte dei minori in Marocco non sia più un lusso, ma una necessità per tutelare un'intera generazione dalle complesse conseguenze digitali in costante aumento.
Tra regolamentazione e educazione digitale: le posizioni degli esperti
Bouchra El Marrabti, psicologa e ricercatrice in psicologia sociale, sottolinea come numerosi studi internazionali evidenzino gli effetti negativi dei social media sui bambini e adolescenti, a livello psicologico, cognitivo e sociale. Queste piattaforme influenzano diverse funzioni mentali e psicologiche dei giovani, spingendo diversi Paesi ad adottare regolamentazioni rigorose, come l'introduzione di un'età minima per l'uso, limitazioni temporali e sanzioni per le aziende che mirano ai minori con pubblicità.
El Marrabti invita il Marocco a muoversi rapidamente verso un quadro normativo che regoli l'uso dei social media da parte dei minori, con l'obiettivo di proteggere la salute mentale di questa fascia d'età, rafforzare la stabilità familiare e ridurre comportamenti legati alla dipendenza digitale. La psicologa evidenzia inoltre come piattaforme come TikTok si basino in larga misura sui contenuti prodotti da bambini e adolescenti, con alcune famiglie che spingono i figli a creare contenuti per ottenere guadagni economici.
D'altro canto, Adel El Hassani, esperto in psicologia sociale, ritiene che un divieto totale non sia la soluzione più adatta al contesto marocchino. Pur comprendendo le motivazioni che hanno portato alcuni Paesi europei a limitare l'accesso dei minori ai social, El Hassani sottolinea l'importanza del ruolo della famiglia e della sua funzione di controllo e guida nella società marocchina.
Secondo lui, la priorità dovrebbe essere l'educazione digitale e lo sviluppo del pensiero critico nei giovani, piuttosto che affidarsi esclusivamente a misure legali restrittive. Il vero obiettivo è fornire ai minori gli strumenti per scegliere consapevolmente i contenuti e per affrontare in modo critico ciò che incontrano sulle piattaforme digitali, riducendo così gli effetti negativi senza ricorrere a divieti assoluti.
El Hassani cita inoltre esperienze precedenti che dimostrano l'importanza della consapevolezza sociale nel contrastare fenomeni negativi legati al mondo digitale, evidenziando come la partecipazione comunitaria e la segnalazione di contenuti dannosi abbiano contribuito a limitare comportamenti pericolosi sui social media. Egli conclude che l'adozione di leggi da sola non basta, soprattutto in presenza di difficoltà applicative, e auspica un approccio educativo equilibrato che combini sensibilizzazione familiare, scolastica e mediatica con le necessarie regolamentazioni.
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