Un anno d'oro: il Marocco conquista l'Africa e guarda al Mondiale
Dalla Coppa d'Africa all'Accademia Mohammed VI, passando per Hakimi e le giovani promesse: il calcio marocchino non si ferma mai.
C'è un'espressione popolare marocchina che descrive perfettamente questo momento: «hab u tben», semi e paglia. È l'immagine del raccolto a fine stagione, quando il contadino non butta via nulla: raccoglie i semi preziosi per il futuro e porta a casa anche la paglia, ogni avanzo, ogni guadagno. Un raccolto pieno, abbondante. Ebbene, se il calcio marocchino dovesse essere descritto in una sola frase per questo periodo, sarebbe proprio questa: semi e paglia. Non si è perso niente, si è portato a casa tutto.
Amici emigrati in Canada, negli Stati Uniti e in Australia hanno chiamato per condividere lo stupore: «Non avevamo visto niente di simile da vent'anni». Chi è cresciuto lontano dal Paese e torna oggi, trova una realtà sportiva trasformata. La Coppa d'Africa ospitata in casa, le vittorie dell'Under-19 nell'Accademia Mohammed VI, i successi nei campionati arabi di futsal e beach soccer: il tutto in un solo anno.
Hakimi, il capitano che punta ai record
Ashraf Hakimi è il simbolo di questa generazione. Con il Paris Saint-Germain, il terzino marocchino ha già collezionato 16 trofei in carriera. La stampa sportiva lo paragona ormai apertamente ai più grandi: si parla di un possibile sorpasso su Riyad Mahrez, fermo a 17 titoli continentali. Gli analisti prevedono che Hakimi possa arrivare a 20 titoli continentali — un traguardo che non ha mai raggiunto nessuno, né Drogba, né Eto'o, né Touré.
Dopo un infortunio muscolare che ha fatto preoccupare i tifosi, il difensore è tornato ad allenarsi regolarmente. Lo attende uno scontro tra titani al Mondiale: di fronte avrà Luis Díaz, il colombiano acquistato dal Bayern Monaco che la stampa bavarese considera il miglior ala sinistra del mondo. Sarà uno dei duelli più attesi della competizione.
Sul fronte delle presenze con la Nazionale, Hakimi è a sei partite dalla centesima: entrerà nel club delle cento presenze, un traguardo che farà di lui il Cristiano Ronaldo del Marocco — un campione che segna un'epoca intera.
L'Accademia Mohammed VI: la fabbrica dei campioni
Non è solo la Nazionale maggiore a brillare. L'Accademia Mohammed VI ha conquistato il titolo Under-19 della CAF a gennaio, battendo nell'ordine squadre dal Ruanda, dall'Egitto, dall'Algeria, dalla Tunisia e dalla Libia — spesso con margini ridotti, ma con carattere. Un trofeo che a breve sarà difeso nelle qualificazioni alla prossima Coppa d'Africa di categoria.
Tra i giocatori premiati, il portiere Bou Arrouch si è distinto come uno dei migliori del torneo. E questo richiama una tradizione marocchina ormai consolidata tra i pali: Yassin Bono, Ben Ghozal, Ben Laâchab, Ben Achaouche. Una vera scuola di portieri. Il commissario tecnico Mohammed Ouahbi ha impartito una direttiva chiara: questi giovani portieri devono essere seguiti da preparatori specializzati e affiancati sistematicamente alle selezioni maggiori. La filosofia è semplice ma rivoluzionaria: costruire continuità, non lasciare che i talenti si disperdano.
Il fronte Senegal e le questioni della CAF
Non tutto è calcio giocato. Sul piano diplomatico sportivo si apre un capitolo intricato: la Federcalcio senegalese attraversa una grave crisi interna, con 16 membri che contestano apertamente la gestione del presidente federale, accusandolo di aver distribuito i fondi della Coppa d'Africa in modo irregolare. Questa instabilità potrebbe mettere a rischio la legittimità della federazione stessa davanti alla CAF, aprendo scenari inediti in vista dei prossimi sorteggi.
Un futuro al Mondiale
L'obiettivo è chiaro: portare tutto questo entusiasmo al Mondiale nordamericano. Con Mohammed Ouahbi alla guida tecnica — lo stesso che vinse con l'Under-20 in Cile in un'impresa rimasta nella storia — e con una generazione di talenti uscita direttamente dall'Accademia, il Marocco si presenta come una delle realtà più solide e affascinanti del calcio mondiale.
Non più una sorpresa, quindi. Ma un raccolto atteso, seminato con cura negli anni. Hab u tben: semi per il futuro, e paglia che non si butta via. Tutto ha un valore, tutto serve. Il Marocco lo sa da sempre.
Dalla Coppa d'Africa all'Accademia Mohammed VI, passando per Hakimi e le giovani promesse: il calcio marocchino non si ferma mai.
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