Grande Moschea di Parigi arte marocchina 2026
Un monumento emblematico con radici marocchine
La Grande Moschea di Parigi, inaugurata il 15 luglio 1926, rappresenta uno dei simboli più importanti dell'islam in Francia. Tuttavia, dietro la sua imponente architettura e la sua funzione religiosa, si cela una storia profondamente legata al Marocco, spesso poco conosciuta o dimenticata. Il monumento non è solo il risultato di un gesto di riconoscimento francese verso i soldati musulmani caduti durante la Prima Guerra Mondiale, ma anche il frutto di un contributo marocchino decisivo, che si riflette nel suo finanziamento, nella sua estetica e nella sua spiritualità.
Secondo quanto riportato da Bladi.net, il Marocco ha avuto un ruolo centrale nel finanziamento iniziale della moschea, con sottoscrizioni provenienti dal regno. Più ancora, l'identità visiva della moschea si ispira fortemente ai codici architettonici marocchini e andalusi, richiamando le tradizioni di Fès, le mederse merinidi e l'universo della Qarawiyyine. Questa impronta è visibile nei dettagli artistici come il zellige, il plâtre scolpito e il legno intagliato, realizzati da maestri artigiani marocchini provenienti soprattutto da Fès e Meknès.
Memoria e ruolo spirituale marocchino nella Grande Moschea
La presenza marocchina non si limita all'aspetto estetico e finanziario, ma si estende anche al ruolo spirituale e politico che il Marocco ha avuto nella nascita della moschea. L'inaugurazione ufficiale vide la partecipazione del presidente francese Gaston Doumergue e del sultano Moulay Youssef, accompagnato da una delegazione marocchina. La prima preghiera del venerdì, evento simbolico, fu guidata dal cheikh Ahmed Ben El Ayachi Skirej, figura religiosa e letterata della tradizione sufi marocchina.
Nonostante queste evidenze, con il passare del tempo la memoria di questo legame si è progressivamente affievolita. La gestione della moschea è cambiata, soprattutto dopo le indipendenze dei paesi del Maghreb, assumendo un orientamento politico differente e diventando, a partire dagli anni Ottanta, un luogo più legato all'influenza algerina. Il centenario della Grande Moschea di Parigi riporta così all'attenzione una questione delicata: come può un monumento con una forte impronta marocchina nell'architettura, nell'artigianato e nel finanziamento vedere la sua memoria storica sbiadire nel racconto pubblico?
Per il Marocco, il valore simbolico è fondamentale. Ricordare il ruolo degli artigiani, delle istituzioni religiose e del patrimonio culturale marocchino significa riaffermare la propria presenza e importanza nella costruzione di uno dei luoghi più emblematici dell'islam in Europa. A cento anni dalla sua inaugurazione, la Grande Moschea di Parigi rimane così un monumento vivo della memoria marocchina.
Noistranieri








