Bambini palestinesi e aquiloni contro insediamenti 2026
Un Festival di Resistenza e Speranza a Burin
Nel cielo sopra il villaggio palestinese di Burin, situato nella Cisgiordania occupata, si alzano colorati aquiloni, simbolo di una protesta pacifica e di una forte volontà di resistenza. Bambini palestinesi si sfidano nel far volare questi aquiloni, con lo sguardo rivolto verso l’insediamento israeliano di Har Bracha, fondato nel 1983 e considerato illegale secondo il diritto internazionale. Questa manifestazione, iniziata nel 2009, nasce come risposta alla progressiva perdita di accesso alle terre agricole dovuta all’espansione degli insediamenti israeliani.
Secondo quanto riportato da Hespress, l’evento è organizzato con l’obiettivo di trasmettere un messaggio chiaro: “Questa è la nostra terra e questo è il nostro cielo. Anche se non possiamo raggiungere fisicamente queste terre, i nostri aquiloni possono farlo”. Il festival è principalmente rivolto ai bambini, ma porta con sé una forte connotazione politica, rappresentando un atto di affermazione e di sfida contro l’occupazione.
Contesto di Tensione e Violenza
La regione di Burin è da tempo teatro di tensioni crescenti. Dal 2008, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha segnalato numerosi attacchi da parte dei coloni israeliani, tra cui spari e la distruzione di alberi di ulivo appartenenti ai palestinesi. L’espansione degli insediamenti e gli episodi di violenza hanno reso la vita quotidiana degli abitanti sempre più difficile e incerta.
Negli ultimi anni, in particolare dopo lo scoppio del conflitto a Gaza, si è registrato un aumento significativo degli atti di violenza attribuiti ai coloni. Parallelamente, alcune figure politiche israeliane hanno avanzato richieste di annessione totale o parziale della Cisgiordania, alimentando ulteriormente le tensioni. In questo clima, il festival degli aquiloni assume un valore simbolico e di speranza, offrendo ai più giovani un momento di svago e normalità nonostante le difficoltà.
Come spiega Gassan Najjar, uno degli organizzatori, “i bambini hanno il diritto di giocare e di vivere una vita vera”. L’evento è accompagnato da spettacoli di clown, musica e attività ricreative gratuite, ma la sicurezza rimane una preoccupazione costante. Prima di ogni edizione, gli organizzatori verificano l’assenza di coloni nelle vicinanze per garantire la sicurezza dei partecipanti.
La giovane Sana Bashar Najjar, 15 anni, racconta il timore che accompagna queste manifestazioni: “A volte abbiamo paura. L’anno scorso non siamo venuti perché c’è stato un attacco dei coloni e un’incursione nel nostro villaggio”. Nonostante ciò, i bambini e le loro famiglie continuano a partecipare, trovando nel festival un’occasione di svago e un modo per rafforzare le radici nella loro terra.
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