Avvocati marocchini protesta legge professione 2026
Proteste in corso contro la nuova legge sull'ordinamento della professione legale
La comunità degli avvocati in Marocco è in fermento a causa della recente approvazione del progetto di legge n. 66.23, che riguarda l'organizzazione della professione forense. Secondo quanto riportato da Hespress, l'Associazione degli Ordini degli Avvocati del Marocco ha espresso un forte dissenso verso le modifiche legislative, ritenute lesive dell'indipendenza e delle fondamenta della professione. Le proteste sono in corso e si preannunciano ulteriori azioni di protesta, tra cui uno sciopero dei servizi professionali e la sospensione dell'assistenza giudiziaria.
Il Consiglio degli Avvocati ha deciso di rinviare le assemblee generali straordinarie previste per la presentazione delle dimissioni dei decani degli ordini, in attesa di una migliore organizzazione delle iniziative di protesta. Questo rinvio non significa un passo indietro, ma una necessità di mantenere la presenza degli avvocati in un momento delicato per la professione.
Critiche all'indipendenza e prospettive di escalation
Aziz Rouibah, decano dell'Ordine degli Avvocati di Rabat, ha sottolineato come il progetto di legge superi ogni limite, minando i principi essenziali e l'autonomia finanziaria e gestionale della professione. Secondo Rouibah, la nuova normativa mira a creare una professione legale che si discosta da quanto riconosciuto a livello nazionale e internazionale, compromettendo così il ruolo storico degli avvocati nella difesa dei diritti, delle libertà e della sovranità della legge.
Il decano ha annunciato la preparazione di ulteriori azioni di protesta, incluso un presidio nazionale davanti al Parlamento di Rabat previsto per il 29 giugno 2026, con lo slogan "Presidio per la salvaguardia dei diritti acquisiti". Non si esclude inoltre un aumento dell'intensità delle proteste, in una fase che viene definita "esistenziale" per la categoria.
Nel frattempo, il decano dell'Ordine degli Avvocati di Casablanca, Mohamed Hissi, ha dichiarato che il suo ordine non aderisce alla proposta di dimissioni collettive, evidenziando una divisione interna tra gli ordini sulla strategia da adottare.
Noistranieri







