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2026-07-12 05:06 · Viste: 8

Propaganda algerina contro Marocco studio 2026

Riassunto veloce
Un'analisi critica dei media algeriniSecondo un recente studio pubblicato sull'International Journal of Linguistics, Literature and Translation, i media pubblici algerini, in particolare l'agenzia ufficiale Algérie Press…
Propaganda algerina contro Marocco studio 2026

Un'analisi critica dei media algerini

Secondo un recente studio pubblicato sull'International Journal of Linguistics, Literature and Translation, i media pubblici algerini, in particolare l'agenzia ufficiale Algérie Presse Service (APS) e Radio Algérienne, adottano un approccio fortemente ideologico nel trattare le notizie internazionali riguardanti il Marocco. La ricerca, condotta da studiosi dell'Università Hassan II di Casablanca, denuncia un uso distorto del linguaggio e una narrazione a senso unico che si discosta dai principi fondamentali del giornalismo, quali accuratezza, equilibrio e fedeltà alle fonti.

Lo studio si concentra su tre articoli rappresentativi: due servizi dell'APS relativi al conflitto tra Israele, Iran e Stati Uniti, e un articolo di Radio Algérienne sulle relazioni tra Marocco e Israele. In particolare, l'articolo intitolato "Marocco: normalizzazione senza limiti con l'entità sionista e rotta verso la repressione" è stato analizzato dettagliatamente per evidenziare come la narrazione costruisca un'immagine negativa e moralmente condannabile del Marocco.

Distorsioni e omissioni nel racconto algerino

Secondo l'analisi, il testo non si limita a criticare la politica estera marocchina, ma attribuisce al paese una serie di colpe morali, come "tradimento", "repressione" e abbandono della causa palestinese, dipingendo il Marocco come complice di Israele. Il linguaggio utilizzato posiziona sistematicamente lo Stato marocchino come accusato, con espressioni che descrivono il "regime marocchino" come ignaro dei crimini, contrario alla volontà popolare e repressivo nei confronti dei sostenitori palestinesi.

Lo studio sottolinea inoltre significative omissioni: ad esempio, Radio Algérienne presenta il riavvicinamento tra Marocco e Israele come un abbandono della Palestina, senza menzionare che la dichiarazione tripartita firmata nel dicembre 2020 ribadisce la posizione costante e immutata del re Mohammed VI sulla questione palestinese. Un altro esempio riguarda l'accostaggio di navi nei porti marocchini, utilizzato come prova di una presunta collaborazione militare con Israele, nonostante la compagnia danese Maersk abbia smentito tali accuse, denunciando l'uso ingannevole di dati pubblici. Queste contestazioni, però, non trovano spazio nella narrazione algerina.

Infine, lo studio evidenzia un doppio standard nel discorso pubblico: mentre le restrizioni imposte dalle autorità algerine sono giustificate come misure legittime per mantenere l'ordine e la coesione nazionale, pratiche simili attribuite al Marocco vengono etichettate come "repressione".

Conclusioni e riflessioni

La ricerca conclude che vi è una forte convergenza tra il discorso del potere algerino e quello dei media pubblici, che riorganizzano regolarmente le informazioni internazionali attorno a narrazioni di complotto, aggressione, lealtà e tradimento. Questo approccio rischia di cancellare il confine tra informazione e propaganda, influenzando negativamente la percezione reciproca tra i due paesi.

Gli autori riconoscono tuttavia i limiti del loro studio, basato su un'analisi dettagliata di soli tre articoli, che fornisce esempi concreti ma non rappresenta una valutazione quantitativa dell'intero panorama mediatico algerino.

Articolo scritto da Redouane Ouassour
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