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2026-06-22 16:57 · Viste: 2

Mustapha Tabet scandalo Marocco 2026

Riassunto veloce
Un volto rispettabile che nascondeva un orroreNel 1993, il Marocco è stato scosso da una delle vicende più inquietanti della sua storia recente, legata a Mustapha Tabet, un alto ufficiale dei servizi di intelligence gene…
Mustapha Tabet scandalo Marocco 2026

Un volto rispettabile che nascondeva un orrore

Nel 1993, il Marocco è stato scosso da una delle vicende più inquietanti della sua storia recente, legata a Mustapha Tabet, un alto ufficiale dei servizi di intelligence generali. Conosciuto pubblicamente come un uomo devoto e rispettabile, soprannominato “Haj Tabet” per i suoi frequenti pellegrinaggi alla Mecca, egli nascondeva una realtà ben diversa. Dietro l’immagine di un funzionario integerrimo si celava un vasto e crudele sistema di violenze, ricatti e riprese clandestine.

Il caso esplose il 3 febbraio 1993 quando due studentesse si presentarono al tribunale di Casablanca-Anfa per denunciare il commissario principale Mohamed Mustapha Tabet, accusandolo di violenze, stupro e sequestro di persona. In un contesto sociale in cui parlare apertamente di aggressioni sessuali era quasi impensabile, la denuncia aprì la strada a un’indagine segreta condotta dalla gendarmeria reale, rivelando un quadro agghiacciante.

Indagine e processo: la caduta di un “Haj”

Le indagini svelarono che Tabet utilizzava la sua posizione di potere per adescare vittime, spesso giovani donne incontrate per strada, all’uscita delle università o sulle spiagge di Casablanca. Un sistema organizzato, con l’aiuto di complici come alcune parrucchiere, permetteva di individuare e attirare le vittime in un appartamento sul boulevard Abdellah Ben Yassine, dove avvenivano le violenze. Il commissario si serviva della sua autorità per soffocare le prime denunce, ma la diffusione clandestina di una videocassetta pornografica a Milano attirò l’attenzione delle più alte autorità marocchine.

Il 2 febbraio 1993 la gendarmeria effettuò una perquisizione nell’appartamento, trovando sofisticate apparecchiature di sorveglianza, droga e 118 videocassette che documentavano atti di violenza e ricatti contro 518 vittime identificate, tra cui mogli e figlie di poliziotti. Il processo, iniziato il 18 febbraio 1993, catturò l’attenzione dell’intero Paese. Tabet negò le accuse, sostenendo che i rapporti fossero consensuali e vantando fino a 1.600 incontri in tre anni. Tuttavia, la visione delle prove video suscitò un forte disagio anche tra gli avvocati. La sentenza arrivò nella notte tra il 14 e il 15 marzo 1993: condanna a morte per atti di barbarie e stupro. L’esecuzione avvenne il 9 agosto dello stesso anno.

Articolo scritto da Zhour
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