Prezzi montoni Aïd al-Adha 2026 Marocco aumento
Prezzi in forte aumento nei mercati dell'Oriente marocchino
Con l’avvicinarsi dell’Aïd al-Adha, i mercati degli animali nella regione dell’Oriente marocchino si animano, ma quest’anno la festa è accompagnata da una notizia poco gradita per le famiglie marocchine. I prezzi dei montoni sono infatti saliti in modo considerevole, oscillando tra 3.000 e 6.000 dirham a seconda del peso e della razza, con alcuni venditori che arrivano a chiedere fino a 75 dirham al chilo. Questa impennata dei costi rappresenta un peso significativo per i bilanci domestici, già messi alla prova dall’aumento generale del costo della vita.
Un macellaio intervistato ha sottolineato che, rispetto allo scorso anno, i prezzi mostrano una certa stabilità, ma con differenze che possono raggiungere gli 800 dirham per lo stesso animale. Aumenta inoltre la domanda, soprattutto nelle zone di Nador, Driouch e Berkane, dovuta al ritorno dei marocchini residenti all’estero che desiderano celebrare la festività tradizionale con l’acquisto del montone.
Le difficoltà degli allevatori tra costi elevati e condizioni climatiche avverse
Dal lato degli allevatori la situazione è altrettanto critica. Anni consecutivi di siccità hanno ridotto drasticamente i pascoli naturali, costringendo gli allevatori a ricorrere a mangimi industriali molto costosi. Il prezzo della balla di erba medica si aggira intorno ai 120 dirham, a cui si aggiungono i rincari del grano e dell’orzo. Questi costi, sommati alle spese di trasporto e di assistenza veterinaria, erodono pesantemente i margini di guadagno degli allevatori.
In alcune situazioni, la pressione economica è tale che alcuni professionisti sono costretti a vendere parte del loro gregge per poter acquistare il foraggio e garantire la sopravvivenza della propria famiglia, poiché l’allevamento rappresenta la loro principale fonte di reddito.
Nonostante le difficoltà, il patrimonio zootecnico regionale mostra una certa resilienza. Nel 2025 sono stati censiti 2,6 milioni di capi suddivisi tra 62.000 allevatori, con 1,8 milioni di ovini e 738.000 caprini, pari all’8% del patrimonio nazionale. Le recenti precipitazioni hanno migliorato leggermente le condizioni di allevamento delle razze locali più note, come la Beni Guil, la Chakra, la Sarandia e la Daghma. Gli agricoltori hanno accelerato l’ingrasso degli animali con oltre 8.100 unità operative in grado di ospitare 340.000 capi, nella speranza di soddisfare la domanda in vista della festa.
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