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2026-04-23 18:41 · Viste: 14

Migranti subsahariani indispensabili nell’agricoltura marocchina e impatto sulla comunità

Riassunto veloce
Una nuova realtà agricola in Marocco: i migranti subsahariani al centro del lavoro nei campiIl Marocco sta vivendo una trasformazione significativa nel suo settore agricolo, con i migranti provenienti dall’Africa subsaha…
Migranti subsahariani indispensabili nell’agricoltura marocchina e impatto sulla comunità

Una nuova realtà agricola in Marocco: i migranti subsahariani al centro del lavoro nei campi

Il Marocco sta vivendo una trasformazione significativa nel suo settore agricolo, con i migranti provenienti dall’Africa subsahariana che diventano una componente essenziale per il funzionamento delle coltivazioni. Secondo quanto riportato da Bladi.net, la crescente carenza di lavoratori locali ha spinto gli agricoltori a fare affidamento su questa manodopera straniera, in particolare nella regione di Souss-Massa, a sud di Agadir.

La vasta pianura di Chtouka, con i suoi 24.000 ettari di serre, rappresenta un esempio emblematico di questa dinamica. Qui si produce oltre l’80% delle esportazioni marocchine di frutta e verdura, un settore che solo lo scorso anno ha generato un fatturato di 4,5 miliardi di dollari. Per mantenere questi livelli di produzione e soddisfare la domanda internazionale, gli imprenditori agricoli hanno incrementato l’assunzione di lavoratori provenienti dall’Africa occidentale, che colmano il vuoto lasciato dai lavoratori marocchini.

Come riferisce Bladi.net, la migrazione interna verso le città, spinta dalla siccità e dalla ricerca di impieghi nel settore edilizio e dei servizi, ha ridotto drasticamente la disponibilità di manodopera rurale. Dal 2000, l’agricoltura marocchina ha perso circa 1,7 milioni di posti di lavoro, passando da una forza lavoro composta per metà da marocchini a un quarto oggi. Inoltre, i lavoratori locali richiedono salari elevati, fino a 500 dirham al giorno, mentre i migranti subsahariani accettano compensi molto più bassi, intorno ai 100 dirham giornalieri, rendendo la loro presenza economicamente indispensabile per gli agricoltori.

Un esempio concreto è quello di Abdulfattah Aliou, un giovane togolese di 23 anni che, dopo un tentativo fallito di raggiungere la Spagna, è stato riportato nel sud del Marocco dalle autorità. Come racconta all’agenzia Reuters, “lavorare è meglio che chiedere l’elemosina per strada”. La sua testimonianza evidenzia come molti migranti preferiscano rimanere e contribuire all’economia locale piuttosto che rischiare viaggi pericolosi verso l’Europa.

Le implicazioni di questa situazione sono confermate da Abdelaziz El Maanaoui, responsabile di un’associazione agricola locale, che sottolinea come senza la manodopera subsahariana molte aziende agricole avrebbero dovuto chiudere o ridurre drasticamente la produzione. Rachid Benali, capo della confederazione nazionale agricola, mette in guardia sulla crescente carenza di lavoratori e sull’esaurimento del vantaggio competitivo del Marocco legato alla manodopera a basso costo.

Questa nuova realtà ha anche un impatto demografico significativo nelle aree rurali. Nella comune di Ait Amira, ad esempio, la popolazione è quadruplicata in trent’anni, raggiungendo oggi 113.000 abitanti, in gran parte grazie all’arrivo di migranti subsahariani. Alcuni di questi lavoratori, come il senegalese Alioun Dialou, si sono stabiliti definitivamente, integrandosi nella comunità locale e garantendo un futuro alle nuove generazioni, come dimostra la figlia di Dialou che parla fluentemente arabo marocchino e amazigh.

Articolo scritto da Redouane Ouassour
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