Carburanti in Marocco: nessun monopolio, 10 aziende
In Marocco il dibattito sui prezzi dei carburanti resta al centro dell’attenzione pubblica. La ministra dell’Economia e delle Finanze, Nadia Fettah Alaoui, ha ribadito in Parlamento che nel settore non esiste un monopolio e che la concorrenza coinvolge dieci aziende attive sul mercato.
Le sue parole arrivano in un momento in cui l’aumento dei costi energetici continua a pesare sul trasporto, sulla distribuzione delle merci e, di riflesso, sul potere d’acquisto delle famiglie marocchine.
Prezzi alti, ma il governo parla di fattori internazionali
Secondo quanto riportato da Hespress, la ministra ha spiegato che l’esecutivo non affronta il tema con una logica puramente tecnica o numerica, ma con un approccio che tiene conto anche dell’impatto sociale. Il governo, ha detto, deve bilanciare la pressione sui bilanci familiari con la necessità di mantenere margini di intervento su altre priorità economiche.
Tra le cause dell’aumento dei carburanti, la ministra ha richiamato soprattutto fattori esterni, in particolare le tensioni internazionali e la guerra, che avrebbero spinto verso l’alto i prezzi dell’energia in una fascia compresa tra il 40% e il 65%. Ha aggiunto che il prezzo del petrolio è salito da circa 100 a 110 dollari al barile, rendendo più costoso l’intervento pubblico per contenere gli effetti sui consumatori.
Dal 15 marzo, ha precisato, il sostegno governativo costa circa 1,6 miliardi di dirham al mese. Una cifra che, nelle intenzioni dell’esecutivo, serve a limitare l’impatto immediato dell’aumento dei prezzi, senza rinunciare agli obiettivi strategici di medio periodo.
Dieci operatori e vigilanza quotidiana sul mercato
Sul tema più delicato, quello della presunta concentrazione del mercato, Fettah Alaoui ha respinto l’idea di un settore dominato da pochi soggetti. Ha spiegato che parlare di “concentrazione” avrebbe senso solo in presenza di due o tre aziende, mentre nel comparto dei carburanti operano dieci imprese. Ha inoltre ricordato che il Consiglio della concorrenza ha già esaminato più volte la questione e che i prezzi dei carburanti sono stati liberalizzati da oltre undici anni.
La ministra ha anche sottolineato che i diversi ministeri competenti, insieme alle autorità locali e agli organismi di controllo, monitorano quotidianamente il mercato per verificare il corretto funzionamento dei meccanismi di fissazione dei prezzi e garantire una certa stabilità tra le varie regioni del Paese.
Nel suo intervento, la responsabile del dicastero ha collegato il dossier carburanti a una strategia più ampia: accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, considerata una scelta strutturale per ridurre nel tempo la dipendenza dalle importazioni energetiche e attenuare la vulnerabilità dell’economia marocchina agli shock internazionali.
La ministra ha inoltre richiamato il tema della gestione del patrimonio immobiliare dello Stato, definendolo una risorsa nazionale essenziale per sostenere i programmi di sviluppo, gli investimenti e l’equilibrio territoriale. Ha affermato che tra il 2022 e il 2024 questo patrimonio sarebbe passato da circa 3 milioni a quasi 12 milioni di ettari, con meno dell’1% ancora da regolarizzare.
Infine, parlando di spesa pubblica, ha difeso una linea di “buona governance” e razionalizzazione, non come austerità fine a sé stessa, ma come modo per orientare ogni dirham verso le priorità sociali, gli investimenti e i grandi cantieri strutturali. Il ministero, ha annunciato, preparerà anche una nuova metodologia di programmazione triennale per il periodo 2027-2029, con più attenzione alla qualità della spesa.
Impatto per i marocchini in Italia
Per la comunità marocchina in Italia, il tema è rilevante perché i prezzi dei carburanti in Marocco incidono sui costi di viaggio, trasporto e rimesse indirette legate ai periodi di rientro. Inoltre, la linea del governo su energia e bilancio pubblico può influenzare il costo della vita per le famiglie che mantengono legami economici stretti con il Paese d’origine.
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